"Golconda", René Magritte (Sfondo); "The son of man", René Magritte (Sinistra)

domenica 22 gennaio 2012

Aurora Borealis

Solo un breve post prima di raggiungere il mio caro amico Morfeo,

la previsione "5-Extreme" relativa alla possibilità dell'aurora boreale di manifestarsi a queste latitudini è piuttosto rara, nonostante questo, da bravo Mauro quale sono, non mi son portato dietro la mia Pentax, che è rimasta appesa alla porta della mia stanza, in Nonnegata 30.
Nel frattempo sono andato a lavorare qualche ora in dipartimento, il 20 sarebbe passato alle 20.55.
Ok, mi sembrava un buon compromesso per tornare a casa, farmi uno spago aglio olio e peperoncino, finire il lavoro per il meeting di domani e, per l'appunto, raggiungere Morfeo.

Ma nell'usuale corsa sulla neve per raggiungere il bus, da bravo ritardatario quale sono, lei era là, una bella strisciata verde che correva da una parte all'altra dell'orizzonte.

Ok, vado a casa, prendo la Pentax, esco.
Sono stato fortunato, avevo caricato le batterie giusto ieri, semplicemente perché il caricabatterie se ne stava vuoto sulla scrivania, e mi guardava come se si sentisse inutile.
Prendo la Pentax, saluto Terje ("I've seen it thousands of times") e corro sul ghiaccio verso la fortezza qui dietro casa.

Ok, ora la situazione era più difficile, o meglio, camminare con gli scarponcini su una pendenza di 30° su una lastra di ghiaccio non è difficile, è un'impresa impossibile.

Ma questo l'ho capito solo dopo.

La cima della collina, vi giuro, l'avevo quasi raggiunta, poi la gravità supera l'attrito statico, il baricentro finisce fuori dalla superficie d'appoggio e l'urto della chiappa destra contro il ghiaccio è qualcosa che definirei, con un neologismo, "bestemmievole".
In fondo è stato divertente, mi sono fatto 20 metri di culo sul ghiaccio, una sorta di scivolo inaspettato.

Ma poi l'attrito dinamico sembra tornare a predominare, la gravità mi lascia un po' di tregua, mi rimetto in piedi.

E scivolo ancora, questa volta in piedi: pattino su una pista di pattinaggio inaspettata.
Ma ora sto a 1.74m sopra il livello bestemmievole e così preferisco buttarmi di mia volontà di culo, prima che qualcun altro per me possa prendere l'ardua decisione quando, magari, la velocità non sarebbe più stata trascurabile.

Scivolo di culo fino alla piana.

Ok, quella strada è pericolosa, ora lo sapevo.

Allora la costeggio camminando sulla neve.
Ringrazio la mamma per avermi fatto comprare le simil-Timberland più alte rispetto alle classiche.
Ora il problema non era scivolare, era alzare le gambe a sufficienza per poter scavalcare la neve.

Raggiungo la cima dopo qualche minuto.

Era ancora là, appariva e scompariva.

Suppongo che se Dio non esista, la matematica e la fisica nascondano una qualche equazione dell'umorismo che crea questi spettacoli, ce li mette davanti agli occhi per poi farci pensare a mille spiegazioni.
D'altra parte se Dio esiste, allora son sicuro che è un fan di Steven Spielberg.

Ora, potrei continuare con la mia avventura raccontandovi che dopo quattro o cinque foto le batterie son risultate inspiegabilmente scariche e che io sia stato costretto a tornare a casa ancora una volta.

Ma preferisco spendere due righe semplicemente per dirvi che, sulla cima di quella collina buia, seduto su una panchina gelata, con 10 centimetri di ghiaccio sotto ai piedi e la mia Pentax fra le mani, ho ripensato al mare.

E' solo stata un'associazione di idee con quello che mi aveva detto Terje qualche minuto prima: l'aveva vista un centinaio di volte l'aurora, non aveva bisogno di rivederla ancora.

E ripensavo al fatto che fosse triste il nostro modo di abituarci alle cose. Alle belle e alle brutte.
Ci abituiamo a sopportare cose che non ci piacciono per sopravvivere, impariamo a tollerare cose di cui eravamo innamorati.
Ma ripensavo che non mi sono mai stancato di guardare il mare e non credo mi sarei mai stancato di guardare quello strano spettacolo di luci che c'era in cielo in quel momento.
E mi è piaciuto il mio pensiero.

E non c'era una spiegazione per quello spettacolo, non era come l'attrito e la forza di gravità che spiegavano la caduta di cui vi parlavo prima, era solo uno spettacolo che era gentilmente offerto agli spettatori di questo teatro che è la terra.

E la cosa bella era proprio stare lì seduti, guardarlo, e semplicemente goderselo.

Appare una macchia frastagliata da qualche parte nel cielo nero, si allarga, risplende, aspetta che l'hai guardata, e poi lascia il posto allo spettacolo delle stelle.

Dovrei decisamente andare a Tromsø quello che mi frena è solo la paura di scrivere un post ancora più lungo di questo...

Ok, vi lascio un paio di foto naviganti casuali di questo blog disabitato.
Buona notte e, anche se dalle vostre latitudini non potete assistere allo spettacolo dell'aurora boreale, ogni tanto alzate gli occhi e guardatevi lo spettacolo delle stelle.
C'è sempre meno gente che se lo gode,
e di questi tempi con un basso auditel non ci mettono molto a chiudere il servizio.

Mauro.







Per foto più professionali di questa nottata, andate qui


3 commenti:

Anonimo ha detto...

grazie per renderci partecipi delle tue esperienze ed emozioni.

Gabriele M. ha detto...

Bel racconto, io sono andato a Lian a vederla, la penultima foto fra quelle del link su adressa e' nostra! ;) spero che il male per la caduta sia passato, a presto! Gabri

Anonimo ha detto...

ripenserò alle tue parole domani mattina presto, percorrendo la strada che da Barcaglione va verso Ancona e troverò piacevolmente riprovevole godermi la strana luce che si crea quando le nubi si specchiano nella brina ed il mondo sembra perdere i suoi colori. Grazie dei pensieri che mi susciti