"Golconda", René Magritte (Sfondo); "The son of man", René Magritte (Sinistra)

lunedì 16 gennaio 2012

Pensieri sul treno.


Premessa: questo post è vecchio di una settimana esatta. pensieri e parole variano di continuo nella mia testolina, quindi non lo rileggo neanche, poichè altrimenti so che cancellerei buona parte di ciò che ho scritto e semplicemente lo riscriverei.
Buona lettura di me, una settimana fa.


(siamo in arrivo a Chiaravalle)
alle volte mi chiedo cosa sia veramente importante.
Mi piacerebbe stilare una lista e seguirla pedissequamente, cercando di ottenere gli obiettivi più importanti, e poi via via spuntando il quarto, il quinto, fino all'ultimo.
La percezione delle cose è però così volubile e fragile, e così diventa la lista.
Quando parti per un periodo di tempo indeterminato e devi salutare qualcuno viene da chiedersi: "ne vale la pena?".
Suppongo che la parte più affascinante nel vivere una vita sia il dover compiere delle scelte, ma è anche la parte più difficile.
Il tempo è limitato, quella lista è lunghissima, e spesso cambia di componenti, o le componenti stesse cambiano d'importanza.
E allora è necessario scegliere.
In parte invidio le persone troppo decise, troppo poco sensibili o troppo stupide per porsi il problema della scelta, quelle che si fanno una lista e basta, quelle che la mattina è cornetto e cappuccino: pasta salata? No, grazie.
D'altra parte ringrazio per avere la possibilità di pormi mille domande. 
(siamo in arrivo a Jesi)
Le persone come me non viaggiano, non fanno questo tipo di esperienze se non per mettersi alla prova.
Per superare se' stessi, per dimostrare di essere in grado di farlo, o per scappare da qualcosa.
In genere però se ne stanno dove sono ed esplorano ogni singolo angolo del loro ambiente, perché? Perché trovano la vera soddisfazione non nei posti che vedono, o nella professione che fanno, ma nelle persone che conquistano, nei dialoghi che affrontano, nella passeggiatina verso il giornalaio sulla statale per comprarsi il fatto quotidiano. 
Chi parte generalmente è fatto di un'altra pasta.
Non è migliore ne' peggiore. E' diverso. E non ha colpe ne' meriti, quelli li hanno chi quella pasta l'ha plasmata.
Se mi chiedete perché l'ho fatto io vi rispondo che me l'ha dettato il vento.
Mi ci ha trascinato.
Ed io mi ci sono ritrovato.
Cosa cerco ora? 
La forza di resistere al vento, che è l'unica cosa che mi manca. Per il resto, che mi crediate o no, sono più o meno perfetto (ok, mi mangio le parole e le unghie, ma potrei migliorarmi).
Cosa farò domani?
Viaggerò: aereo, poi treno.
(siamo in arrivo a Montecarotto-Castelbellino)
Cosa farò tra sei mesi?
Sinceramente, non lo so e non è la domanda più importante. Questa domanda è banale, forse noiosa. La vera domanda è: "sceglierà il vento quello che farai tra sei mesi?".
Ora, spezzando il flusso narrativo vorrei dare un avviso ai lettori: non leggete i miei post con noia, pensando che mi lamenti delle cose. in tal caso andiate su www.happyblog.it o meglio ancora guardatevi un paio di video di Matteo Montesi: "se po buccà chi drento?". Ve lo prometto, riderete.
In ogni caso non è così: ho semplicemente deciso di scrivere non tanto ciò che faccio ma ciò che sono. Quello che penso delle cose, anche semplicemente i pensieri che mi passano per la testa.
Mi reputo "non noioso" proprio per il fatto che penso a più o meno tutto analizzando tutti i suoi aspetti.
Che poi ci pensi troppo.. bè.. quella è tutta un'altra storia!
Ok, riprendiamo il flusso narrativo.
Come mi sento in questo preciso momento, mentre vi scrivo dalla prima classe del regionale veloce Falconara-Roma Termini?
Datemi un attimo, chiudo gli occhi, respiro, e ve lo scrivo.
Chiudo gli occhi,
respiro,
ve lo dico.
Forse un po' nervoso, mi sono appena staccato una pellicina dall'indice. Ma non troppo. Ho le mani asciutte e il battito regolare.
Ho quel nervosismo di chi ha paura di non scendere in tempo alla fermata del treno, di chi sente che è in ritardo per qualcosa o di chi non riesce a trovare la parola che esprima esattamente il suo pensiero.
Non sono nervoso per nulla di più.
In bocca ho ancora il sapore del Ginseng che ho assaggiato, per la prima volta, poco fa.
Non male direi.
La mia mente è libera, niente pensieri intrappolati, gli unici fluiscono su queste righe.
Sto leggermente scomodo, il laptop sulla gamba sinistra, la destra troppo piegata sulla valigia. 
Non sento la musica poiché il tu-tum tu-tum dei binari mi tiene ancorato al momento attuale, e mi fa concentrare. 
Fuori è notte, il treno è in corsa nel nulla assoluto. E a quanto pare sta portando solo me ed un signore distinto quattro o cinque file più avanti.
Cristo quanto dovrei scrivere un romanzo..
sapete, ho in mente una mezza idea. Spero di riuscire ad avere la volontà di cominciare.
E sapete un'altra cosa? Questa sequenza di "siamo in arrivo a…" ce la metto di sicuro. 
Cominciare un romanzo con un viaggio reale ed al contempo introspettivo suppongo sia il top.
Il mio amico di holliwood Giorg Nice-giorg ed il suo collaboratore Philip Forehead lo comincerebbero in un modo che suonerebbe più o meno così:
"Pioveva, 
ma d'altra parte pioveva sempre in quella parte dell'anno".
Non lo userò anche io, poi metti che diventi famoso e scoppia una guerra legale sui diritti.
(siamo in arrivo a Castelplanio-Cupramontana)
-stavo sistemando quello che ho già scritto-
(siamo in arrivo a Serra San Quirico)
Basta, ho divagato troppo e mi son fatto un'idea di ciò che ho provocato nei lettori: analizzatevi i diagrammi a torta và:
(siamo in arriva a Fabriano, con un ritardo di 5 minuti, Trenitalia si scusa per il disagio)
E' entrata pure una ragazza, grosso valligione. Chissà dove va. 
Ok, basta sul serio. Vi lascio una foto di me occhialuto nel treno.
E' tempo di banana e latte al cioccolato. 
Buona giornata a voi, coraggiosi "1%".




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